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martedì 22 maggio 2012

Il Ministero della Giustizia (finalmente) attiva il Portale dei Servizi Telematici: un passo avanti, ma c'è ancora da migliorare

Da qualche giorno il Ministero della Giustizia ha attivato il Portale dei Servizi Telematici, raggiungibile cliccando sull'indirizzo web: http://pst.giustizia.it/PST/.

Si tratta, cioè del portale, attraverso cui una serie di soggetti che operano in ambito giudiziario (dipendenti del Ministero, magistrati, avvocati, consulenti tecnici e ausiliari del giudice) possono accedere ai servizi messi a disposizione del Ministero.

Come si legge sullo stesso sito, i Servizi telematici resi disponibili dal Ministero della Giustizia sono raggruppati in:

servizi ad accesso libero, disponibili a tutti i cittadini senza necessità di identificazione ed ossia:

Uffici giudiziari (per reperire informazioni sui servizi telematici attivi presso gli Uffici Giudiziari italiani), Punti di accesso (per consultare l'elenco pubblico degli altri punti di accesso attraverso i quali acquisire le dette informazioni), Consultazione pubblica dei registri (per accedere alle informazioni, visualizzate in forma anonima, sullo stato dei procedimenti, Servizio online giudici di pace (per consultare, in forma anonima, i procedimenti civili davanti al giudice di pace e utilità per la compilazione dei ricorsi, Portale delle procedure concorsuali (per consultare le procedure concorsuali aperte presso i vari tribunali)

- servizi soggetti a procedura di 'login'

Tale modalità di accesso è consentita soltanto previa identificazione informatica tramite Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o Carta di Identità Elettronica (CIE), ovvero con Carta Multiservizi Giustizia (carta modello AT), in accordo a quanto indicato nel DM 44/2011 e nel richiamato provvedimento di specifiche tecniche del 18 luglio 2011.

I servizi a cui si può accedere attraverso tali modalità sono:

Consultazione "privata" dei registri (per ottenere specifiche informazioni sullo stato dei procedimenti e consultazione del fascicolo informatico), Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (Per conoscere l’indirizzo di posta elettronica certificata e il domicilio legale dei soggetti registrati al sistema), Pagamenti telematici (per pagare le spese di giustizia con strumenti telematici).

venerdì 18 maggio 2012

Semplificate le procedure per la videosorveglianza nei luoghi di lavoro: un occasione per conoscere meglio la materia

Con recente nota n. 7162 del 16.04.2012, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di pari data, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha operato una vera e propria semplificazione delle procedure volte ad ottenere il rilascio dell'autorizzazione ad installare impianti di video sorveglianza sui luoghi di lavoro.

Nel seguito dell'articolo entreremo nel merito di questa importante novità cogliendo, però, innanzitutto l'occasione per un breve approfondimento della normativa in materia.

A tale proposito è bene ricordare che la disciplina principale è dettata dal Codice della Privacy (DLGS 196/2003) e dagli ulteriori atti emanati dal Garante della privacy, tra cui il più recente (che sostituisce anche i precedenti), è rappresentato dal provvedimento dell'8.04.2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 aprile 2010.

Il provvedimento si occupa di regolamentare, sia le installazioni in ambito privato che in ambito commerciale.

Come è evidente scopo principale dell'impianto di videosorveglianza è quello di monitorare continuamente attraverso l'acquisizione di filmati, principalmente per motivi di sicurezza, ma di tutela in genere sia delle persone che delle cose, determinati ambienti.

In ambito privato l'art. 2 del provvedimento, premettendo che la raccolta, l'acquisizione e in genere l'utilizzo di immagini altrui rappresenta un vero e proprio trattamento di dati personali, individua quali sono le finalità generali a cui essa è diretta come di seguito indicato.

lunedì 14 maggio 2012

Le licenze software Libere e Open Source: una buona occasione di sviluppo ? Nel frattempo impariamo a conoscerle.

Con questo nuovo contributo proviamo a conoscere cosa si intende in informatica, con il termine "Open source"e a ragionare sulle prospettive che questo progetto potrebbe riservare per il futuro.

Per "Open Source" (letteralmente sorgente aperta) si intende un software (ossia un programma informatico che gira su un computer) i cui autori consentono a chiunque ne abbia interesse di studiarlo, di apportarvi modifiche o, se concesso, anche di distribuirlo liberamente, rinunciando, cioè ai loro diritti esclusivi di utilizzo nascenti in loro favore per il fatto stesso di averlo creato.

A differenza, dunque, della classica protezione, del tipo "tutti i diritti riservati", tipica di tutti i software in commercio, nei casi di "open source" il programmatore, scegliendo di utilizzare determinate licenze, rinuncia del tutto (o in maniera limitata) all'esercizio dei diritti d'autore esclusivi sulla propria creazione.

In informatica esistono diverse licenze d'uso la cui accettazione da parte dell'utilizzatore finale può avvenire generalmente in quattro differenti modalità:

1) nel momento in cui si usa il programma e, dunque, la stessa viene implicitamente accettata con l'utilizzo stesso del software; 

2) durante l'installazione del software. In tali casi mentre è in corso la procedura di installazione sul computer viene richiesto esplicitamente se si vuole accettare la licenza indicata. In mancanza il software non viene installato;

3) con l'apertura delle custodie in cui sono conservati i supporti su cui è registrato il programma (es: cd o dvd). In tal caso la licenza non viene accettata fino al momento dell'apertura della confezione;

4) prima di scaricare il programma via internet. In questi casi prima di poter scaricare il software viene richiesto all'utente di accettare la licenza. In mancanza di tale operazione non è possibile eseguire il download.

La scelta della licenza e della sua modalità di accettazione viene scelta dal programmatore software.

Le licenze per l'utilizzo dei software generalmente si distinguono in licenze per il software chiuso e licenze per il software aperto.

venerdì 11 maggio 2012

La Cassazione chiude il "caso Ruta" e chiarisce che i blog non sono stampa clandestina

In data di ieri la Cassazione ha messo, una volta per tutte, la parola fine all'incredibile vicenda del blog "Accadde in Sicilia", curato dal giornalista Carlo Ruta, già condannato, in primo e secondo grado, rispettivamente dal Tribunale di Modica e dalla Corte di Appello di Catania, per il reato di stampa clandestina e di diffamazione a mezzo stampa, assolvendo quest'ultimo dall'imputazione "perchè il fatto non sussiste".

A beneficio di chi non fosse a conoscenza di tale triste vicenda, più nota come il "caso Ruta" che, nel tempo, ha provocato frequenti dibatti e confronti di natura giuridica (e non solo....), pertanto, ne riassumiamo brevemente i termini.

Tutto nasce quando Carlo Ruta, giornalista e storico siciliano, nel lontano 2004, decide di aprire un blog, a sua firma, denominato "accadde in Sicilia" che affronta temi di mafia.

Per ordine della magistratura tale blog era stato chiuso, in quanto i suoi articoli erano stati ritenuti diffamatori nei confronti del P.M. di Ragusa, dott. Agostino Fera. 

In particolare Carlo Ruta si era occupato dell’omicidio di Giovanni Spataro (giornalista de “L’Unità”), per mano del reo confesso Roberto Campria, figlio del dott. Saverio Campria, all’epoca, presidente del Tribunale di Ragusa.

Scontata la pena per diffamazione Ruta riapriva nuovamente il blog e, anche in tal caso, ancora una volta, il P.M. Agostino Fera ne chiedeva l’interdizione contestandogli, però, non più, il reato di diffamazione a mezzo stampa, bensì il reato di cui agli artt. 5 e 16 della L. n. 47 dell’8.02. 1948 “per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato “Accade in Sicilia” e diffuso, con registrazione avvenuta il 16.12.2003, sul sito internet www.accadeinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio”.

A seguito di tale imputazione Ruta veniva condannato al pagamento di un'ammenda, con sentenza n. 194 dell'8 maggio 2008 del Tribunale di Modica, poichè secondo i giudici, pur presentando il suo blog tutti i caratteri di una normale pubblicazione cartacea non era stato preventivamente registrato in Tribunale e non aveva individuato un Direttore responsabile.

martedì 8 maggio 2012

Google Drive: un buon sistema, tanto spazio gratuito, ma qualche dubbio sulla privacy

Come è noto a tutti i frequentatori del web, da un paio di settimane Google ha lanciato il suo nuovo servizio di "storage on line" denominato "Google Drive" che sostituisce il precedente e altrettanto famoso "Google Docs".

Si tratta, in sostanza di un "luogo virtuale" disponibile già in forma gratuita, all'interno del quale, ciascun utente Google può conservare i propri file. Tra questi naturalmente è possibile archiviare numerosissimi formati, dai video, alle immagini, ai documenti (es: doc o PDF) ed altro ancora.
Google Drive non si limita soltanto alla "conservazione" dei file, ma consente, attraverso un proprio editor on line, anche di creare documenti quali testi, fogli di calcolo e presentazioni, di condividerli e di collaborare sugli stessi in tempo reale con altri soggetti.

Il sistema è accessibile da qualsiasi dispositivo collegato alla rete (PC, Tablet o Smartphone), consentendo così una completa libertà di accesso ai propri documenti da ogni luogo o postazione.

Non solo, ma rispetto al vecchio sistema di archiviazione "Google Docs", già accessibile a tutti gli utenti, Google Drive integra un motore di ricerca potenziato per parole chiave, tipo di file, proprietario del documento e altro ancora come la possibilità di riconoscere mediante tecnlologia OCR parole all'interno di documenti scansionati.

Google Drive si integra, inoltre, con tutti gli altri prodotti Google, quali Google Plus e Gmail consentendo un interscambio di contenuti tra gli stessi e i loro utenti.

Il servizio mette a disposizione per tutti gli utenti gratuitamente 5Gb di spazio consentendo in caso di necessità di attivare altre opzioni a pagamento a partire da 2,49 $ al mese.

Fin qui la descrizione del servizio che, possiamo obiettivamente affermare, si caratterizza come uno dei migliori, almeno sotto il profilo della semplicità d'uso, della capacità di archiviazione, nonchè della velocità di caricamento dei file, rispetto ai suoi diretti concorrenti (es: Dropbox o altri).

Come è agevole pensare, dunque, potenzialmente un ottimo strumento per chi svolge attività professionali che richiedono continui accessi a documenti e soprattutto collaborazione con altri soggetti.

Se questa è la premessa dobbiamo però interrogarci sulla compatibilità dell'utilizzo di tale strumento di archiviazione, per chi ne fa uso in maniera professionale, con le regole dettate in materia di Privacy (Dlgs 196/2003).

mercoledì 2 maggio 2012

L'AGCOM rinuncia alla regolamentazione del diritto d'autore

L’AGCOM, acronimo di Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un’autorità indipendente, istituita dalla legge 249 del 31 luglio 1997.

Essa, al pari delle altre autorità previste dall’ordinamento italiano, risponde del proprio operato al Parlamento, che ne ha stabilito i poteri, definito lo statuto ed eletto i componenti.

Ha come finalità principale quella di regolamentazione e vigilanza nei settori delle telecomunicazioni, dell’audiovisivo e dell’editoria.

Dal sito ufficiale dell'Agenzia (www.agcom.it) si legge:
Si tratta di una scelta giustificata dai profondi cambiamenti determinati dall’avvento della tecnologia digitale, che attenua, fino ad annullarle, le differenze fra i diversi mezzi, diventati veicolo di contenuti – immagini, voce, dati – sempre più interattivi. Telefono, televisione e computer sono destinati a integrarsi, a convergere sulla medesima piattaforma tecnologica, ampliando in tal modo la gamma dei servizi disponibili.

Ebbene, dando un valore estremamente ampio a tale funzioni, già da tempo, il Governo aveva allo studio un progetto di legge che concedesse alla AGCOM il potere di regolamentazione del diritto d'autore su internet.

In attesa di tale legge si sono succedute, dunque, per mesi voci relative ad una delibera sul copyright che l'AGCOM era in procinto di elaborare e che, poi, almeno in bozza è stata effettivamente prodotta.

Operando in tal modo, dunque, la nuova regolamentazione del diritto d'autore on line non sarebbe passata attraverso il Parlamento, bensì delegata ad un'Autorità avente poteri solo di controllo e non certamente di tipo normativo.

Nelle more una serie di organizzazioni (tra cui Agorà Digitale  e Avaaz) avevano raccolto e consegnato al presidente dell'AGCOM Calabrò, circa 53 mila messaggi, di cittadini che chiedevano ai membri della Commissioni cultura e industria del Senato e ai maggiori leader di partito di non affidare ad Agcom il potere discrezionale su contenuti del diritto d'autore on line.