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venerdì 22 giugno 2012

La Cassazione chiarisce: con l'uso della PEC la domiciliazione presso il collega di un altro foro non è più obbligatoria per gli avvocati

E' di pochi giorni fa (20 giugno 2012) la sentenza n. 1043/2012 emessa dalle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione che fa definitivamente chiarezza sul'uso della Pec nell'ambito del processo civile quale "domicilio informatico" per la ricezione delle notifiche ed il suo rapporto con il "domicilio tradizionale", normalmente eletto presso lo studio di un collega quando si seguono giudizi in fori diversi da quelli in cui si è iscritti.

Rammentiamo, infatti, che la legge 183/2011 (c.d. legge di stabilità 2012) ha introdotto un'importante novità in materia di notificazioni nell'ambito del processo civile prevedendo l'obbligatorietà per gli avvocati di inserire nei propri atti l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato all'Ordine con la conseguenza che, in mancanza di tale adempimento, tutte le notifiche verranno eseguite direttamente presso la Cancelleria del Tribunale presso cui pende il giudizio.

La detta norma ha, infatti, modificato gli articoli 366 e 125 del Codice di Procecura Civile rispettivamente per gli atti del difensore utilizzati nel giudizio ordinario e di Cassazione.

Sin dall'entrata in vigore della norma si era posto, dunque, il problema di comprendere se le nuove disposizioni normative avessero inciso, in maniera determinante, sulle modalità di notifica, nell'ambito del processo civile, per le ipotesi dei giudizi in cui erano costituiti difensori di altri fori rispetto a quelli nei quali il processo si svolgeva, ipotesi, nelle quali, da sempre veniva utilizzato il sistema della domiciliazione "fisica" presso lo studio di altro collega ubicato nel foro competente, così come, peraltro, previsto dall'art. 82 del RD n. 37 del 1934.

E tanto, anche alla luce del nuovo testo dell'art. 149 bis c.p.c. che prevede espressamente (salvo i casi in cui sia vietato dalla legge) che le notifiche siano eseguite a mezzo di posta elettronica certificata.

mercoledì 20 giugno 2012

Ecco Volunia, il nuovo "social-motore" di ricerca italiano: ora aperto a tutti, ma niente (o poco...) di nuovo su Privacy e termini di servizio per gli utenti

Da circa un mese, quasi in contemporanea con l'addio del suo ideatore, Massimo Marchiori, è disponibile al pubblico la versione definitiva di Volunia, nuovo motore di ricerca sul web tutto italiano.

Ricordiamo, infatti, che nella sua versione beta, il motore di ricerca era, invece, disponibile solo per un numero limitato di utenti che avevano ricevuto il relativo invito ad utilizzarlo.

Ma che cosa è esattamente Volunia e soprattutto in cosa si differenzia rispetto ai più noti Google, Bing o Yahoo ?

Il concetto che sta alla base del progetto è stato riassunto dalla stessa Azienda con l'espressione “Seek & Meet” (testualmente "cerca e incontra"), lasciando intendere che lo scopo di Volunia non è solo quello di consentire delle operazioni di ricerca sul web, ma anche e soprattutto quello di essere un luogo di incontro e aggregazione tra tutti i navigatori che effettuano ricerche sui medesimi argomenti e, dunque, possono interagire tra loro.

In questo contributo ci soffermeremo brevemente sulla parte tecnica, cercando, invece, di dare più spazio ad un esame, sotto il profilo giuridico, di quanto previsto da Volunia riguardo a termini di servizio e Privacy per i suoi utenti.

Come detto sopra la principale caratteristica per cui nasce Volunia è quella di consentire ai propri utenti una vera e propria interazione, in tempo reale, principalmente attraverso la possibilità di aprire chat  e inviare messaggi o visualizzare i profili degli altri utenti che in quello momento stanno visitando la medesima pagina web sulla quale essi stessi in quel  momento si trovano.

martedì 5 giugno 2012

Privacy: nuove regole per rafforzare la tutela dei dati personali dei cittadini e per il mercato delle telecomunicazioni


Sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2012 sono stati pubblicati il decreto legislativo 28 maggio 2012 n. 69 “Modifiche al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante codice in materia di protezione dei dati personali in attuazione delle direttive 2009/136/CE, in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, e 2009/140/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori”, nonchè il decreto legislativo 28 maggio 2012 n. 70 “Modifiche al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante codice delle comunicazioni elettroniche in attuazione delle direttive 2009/140/CE, in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, e 2009/136/CE in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata”.



Il dlgs 69/012, come detto, apporta modifiche al Codice della Privacy, occupandosi soprattutto di rafforzare la protezione dei dati personali dei cittadini prevedendo specifici obblighi, in tal senso, per i fornitori dei servizi di comunicazione.

Infatti, dopo aver chiarito l'applicabilità della norma a tutte le tipologie dei servizi di comunicazione (e, dunque, anche quelle elettroniche) il decreto prevede nuove ipotesi di violazione dei dati personali (es: distruzione o perdita accidentale o accesso non autorizzati ai dati personali trasmessi, memorizzati o comunque elaborati nel contesto della fornitura di un servizio di comunicazione accessibile al pubblico) e prevede una serie di obblighi per i "i fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico".