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lunedì 9 luglio 2012

Il Parlamento europeo boccia ACTA: è veramente finita ?

In data 3.07.2012 con una larga maggioranza (478 voti contro, 39 a favore e 165 astensioni) il Parlamento europeo ha bocciato il Trattato Anti contraffazione su Internet più noto come “Acta” (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) del quale avevano chiesto l'applicazione anche in Europa gli Stati Uniti d'America.

Ma cosa è in realtà l'ACTA ? L'ACTA, in inglese Anti-Counterfeiting Trade Agreement e cioè Accordo commerciale anticontraffazione è un trattato internazionale stipulato nell’agosto 2011, sottoscritto il 26 gennaio 2012 fra 22 stati dell’Unione Europea ed altri 10 stati (USA, Giappone, Canada, Svizzera, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Marocco, Singapore, Sud-Corea.
I negoziati tra i vari Stati, le molteplici stesure del documento e gli elementi fondanti dell'accordo sono, però, sempre rimasti segreti all'opinione pubblica, ad eccezione di rare fughe di notizie da cui si è subito ipotizzato che l'accordo avesse quale finalità principale quella di consentire all'industria del cinema e della musica il controllo dei contenuti Internet presenti su Internet.

Il testo dell'accordo, dunque, rimane pressochè segreto almeno fino al 24 aprile 2010, data del primo rilascio ufficiale di documenti concernenti l'ACTA, tanto che nel marzo del 20120 il Parlamento Europeo con larga maggioranza delibera di richiedere una formale trasparenza sui negoziati agli altri Stati, fino alla definitiva bocciatura recentemente espressa.


L'accordo nasce, almeno formalmente, al fine di salvaguardare i diritti di proprietà intellettuale da fenomeni quali la contraffazione dei marchi, la pirateria informatica, musicale, ecc.. e individua un vero e proprio codice di comportamento comune a tutti gli stati aderenti consentendo loro di bloccare appunto fenomeni quali la diffusione di pubblicazioni coperte da copyright e di applicare le relative sanzioni, sia sotto il profilo civile che penale.

venerdì 6 luglio 2012

La Corte di Giustizia Europea dà il via libera alla vendita delle licenze del software usato

Con sentenza del 3.07.2012, resa nell'ambito della causa n. C128/2011, la Corte di Giustizia Europea ha affermato un importante principio che avrà non poche ripercussioni nel mercato del software.

Il giudizio vedeva contrapposte la nota Software house Oracle contro la "piccola" e meno conosciuta Usedsoft, un'impresa tedesca che commercializza licenze di vari software acquistati da Oracle.

Quest'ultima, ritenendo per sè dannosa tale pratica commerciale aveva citato in giudizio, dinanzi ai Giudici tedeschi, la Usedsoft onde ottenere il relativo risarcimento.

La società tedesca, infatti, consentiva ai propri clienti di acquistare software "usato", a sua volta già acquistato dal sito della Oracle.

La Corte suprema federale della Germania, al fine di ottenere un'interpretazione autentica della normativa che disciplina la protezione del software (direttiva 2009/24/CE), ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia Europea.

Ricordiamo che, ai sensi di tale normativa, chi vende un programma con la relativa licenza d'uso non può successivamente opporsi alla sua rivendita, ma secondo la tesi della Oracle, tale principio sarebbe applicabile solo ai supporti ottici (es: CD o DVD), ma non al software scaricato on line.

La Corte di Giustizia, invece, nella propria decisione utilizza una teoria più estensiva ritenendo la validità delle regole sopra enunciate per tutte le vendite di software, siano esse indifferentemente eseguite tramite acquisto di supporto ottico o tramite scaricamento on line e, dunque, una volta effettuata l'operazione, l'autore "esaurisce" i propri diritti sulla copia venduta, lasciando libero l'acquirente di usarla come preferisce, eventualmente anche rimettendola sul mercato.