Cerca nel blog

giovedì 17 gennaio 2013

Processo civile telematico: un altro esempio di giustizia a pagamento

Abbiamo parlato già in altri post del p.c.t., acronimo di "processo civile telematico", termine con il quale si suole indicare il sistema di informatizzazione del processo civile, attraverso cui consentire l'effettuazione in modalità telematica da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo (avvocati, magistrati, cancellieri, consulenti) di operazioni precedentemente svolte in modalità tradizionale (es: deposito di atti, perizie, ecc..), nonchè la consultazione dei fascicoli giudiziari

Il processo telematico (ancora in corso di piena attuazione) trova le sue origini nel D.P.R. 13 febbraio 2001 n.123, rubricato come "Regolamento recante disciplina sull'uso degli strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti" e nel decreto del Ministero della Giustizia 17 luglio 2008, contenente le Regole tecnico-operative per l'utilizzo di strumenti informatici e telematici nel processo civile.

Da allora si sono succedute numerose norme che hanno inciso, sia sotto il profilo processuale che sotto il profilo tecnico sulle quali, però, non ci soffermiamo nel presente contributo, in quanto ci preme piuttosto evidenziare un altro problema.