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venerdì 31 maggio 2013

Il diritto al tempo del web 2.0: un'opportunità da non perdere

Chi ha iniziato ad esercitare la professione forense circa 15 anni fa (come chi scrive quest’articolo) certamente si sarà accorto di quante cose, soprattutto dal punto di vista pratico, siano cambiate, ma forse non si sarà troppo soffermato a riflettere sull’incredibile evoluzione che, in realtà, ha caratterizzato l’intero sistema soprattutto nei tempi più recenti. 

Uno dei ricordi che mi vengono subito in mente in proposito è certamente la modalità attraverso cui si doveva verificare l’avvenuta fissazione dell’udienza di una nuova causa.

Dopo aver introdotto un giudizio, infatti, per conoscere in quale data ci si doveva presentare in Tribunale, era necessario consultare un registro manuale (c.d. “pandetta”) nel quale reperire, in base all’anno e all’ordine alfabetico, il cognome delle parti in causa. Una volta trovati i nomi agli stessi era abbinato un numero da annotare per eseguire le successive ricerche (c.d. “numero di ruolo”).

A questo punto si doveva prendere un’altra pandetta (di dimensione decisamente più grandi e molto più pesante) sul cui dorso era segnato un intervallo di numeri in cui doveva essere compreso anche quello già individuato dalla ricerca precedente e sfogliarla fino a trovare la riga corrispondente in cui il detto numero era riportato.

Questo secondo registro conteneva, infatti, tutti i numeri di ruolo in ordine cronologico e, per ciascuno di essi, una riga in cui erano segnati i nomi delle parti, nonché la sezione ed il giudice a cui il fascicolo era stato assegnato.

mercoledì 15 maggio 2013

Sostituzione di persona: il reato corre (anche) in chat

La Corte di Cassazione ha recentemente emesso la sentenza n. 18826 del 29.04.2013 (qui è leggibile il testo tratto dal link del sito di Guida al diritto - Il sole 24 ore) nella quale si è occupata di un tema di grande attualità e cioè della possibilità commissione del reato di sostituzione di persona (di cui all'art. 494 del Codice Penale) attraverso l'utilizzo di strumenti informatici ed in particolare tramite i sistemi di "chat".

Come è noto la detta norma, introdotta dal legislatore ben prima della nascita e dello sviluppo delle moderne tecnologie di comunicazione, stabilisce una pena (salvo che il fatto non costituisca altro reato contro la fede pubblica) fino ad un anno per "chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici".

Ciò premesso è lecito chiedersi se un'espressione giuridica di tal genere sia perfettamente sovrapponibile alle moderne forme di comunicazione ed, in tal caso, attraverso quali ragionamenti giuridici sia possibile far rientrare i comportamenti perpetrati attraverso gli attuali mezzi di espressione (quali ad esempio gli sms, le chat on line, le video chiamate, la posta elettronica, ecc...) nella fattispecie penale individuata dalla norma.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte l'imputata aveva divulgato su una chat on line, a sfondo sessuale, il numero del telefono cellulare della sua ex datrice di lavoro, con la quale aveva in corso un'azione giudiziaria già promossa in sede civile per rivendicazioni di carattere economico.

La vittima, ignara dell'accaduto, aveva iniziato a ricevere telefonate e messaggi a sfondo erotico contenenti richieste di incontri, nonchè insulti di varia natura.